Il contesto storico

L’arco cronologico raccontato nel percorso espositivo è definito dalle vicende biografiche di Faraboli e Guareschi, che si sviluppano tra gli ultimi decenni dell’ottocento e il boom economico degli anni ‘60 del novecento. L’arco temporale descritto consente di illustrare adeguatamente la condizione sociale nelle campagne parmensi nel passaggio dal ducato allo stato unitario, con la profonda crisi causata dall’apertura al mercato nazionale della stagnante economia locale. Una crisi che perdura sino agli anni ‘90 dell’ottocento, per poi decollare con gli indirizzi produttivi connessi alla nascente industria di trasformazione del sistema agroalimentare. In questo contesto prende avvio l’esperienza del cooperativismo riformista, che vede in Giovanni Faraboli il maggiore animatore e organizzatore. Il movimento si svilupperà sino al primo dopoguerra, quando verrà stroncato dal movimento fascista, e lo stesso Faraboli sarà costretto ad emigrare in Francia. In questo panorama ricco di fermenti positivi sulle prospettive future si forma intellettualmente Giovannino Guareschi.

L’area produttiva di cui faceva parte il piccolo borgo di Fontanelle era quella del giunco e del vimini; un’area che, alla fine dell’Ottocento, includeva numerosi centri abitati lungo il fiume Po. I vimini dei salici fornivano la materia prima per la confezione di cesti, cestini e altri recipienti. Questi manufatti, insieme alla produzione dei fiammiferi di legno, alimentavano il flusso stagionale della vendita ambulante che, sul calar dell’autunno, muoveva gli abitanti di Fontanelle alla volta dei mercati limitrofi, alla ricerca di un guadagno integrativo che permettesse loro di superare i mesi invernali. L’allontanarsi dal borgo natio, l’osservare usi, costumi e iniziative varie in ambienti differenti, contribuì a formare nei braccianti-zolfarinari l’abitudine all’osservazione, al confronto, allo sviluppo dello spirito critico, predisponendo il terreno per la nascita e lo sviluppo delle idee democratiche e socialiste. Di questo pensiero si fece interprete Giovanni Faraboli al Congresso provinciale delle Leghe dei lavoratori della terra (la fondazione di quella di Fontanelle, ad opera dello stesso Faraboli è del 1901) che nel dicembre 1904 sancì la centralità della cooperazione accanto ai tradizionali strumenti della resistenza.
L’esperienza delle agitazioni del 1908 nel Parmense, con la sconfitta della dirigenza sindacalista rivoluzionaria, determinò la ripresa dei riformisti con i braccianti che tornarono a rivolgere le loro speranze verso le cooperative che, proprio sul finire di quell’anno, aprirono i primi importanti cantieri per la costruzione di opere pubbliche. Sull’esempio di Fontanelle, anche nelle più piccole frazioni del circondario i braccianti costituivano nuove cooperative, alimentando la rapida crescita dell’organizzazione riformista. L’incoraggiante debutto della cooperativa di lavoro si accompagnò ai costanti progressi di quella di consumo che, fondata a Fontanelle nel 1904, nel 1910 assunse il nome di «Casa dei socialisti di Fontanelle» ed estese le proprie attività dalla sola distribuzione, anche alla produzione di generi vari. A partire dal 1914 e per tutta la durata della prima guerra mondiale i movimenti sindacale e cooperativistico di Fontanelle riuscirono a realizzare quelle trasformazioni decisive che permisero loro di portare a compimento la cosiddetta cooperazione integrale. Nel biennio 1916-1917 la cooperativa braccianti di Fontanelle estese le proprie attività dentro e fuori il territorio comunale. Nel frattempo, a Fontanelle il movimento faraboliano costituì il Comitato di assistenza civile, oltre all’asilo infantile laico destinato ai figli dei combattenti. La politica di unificazione tra i vari sodalizi cooperativistici – che aveva già prodotto buoni risultati nel settore del consumo – venne messa in pratica anche nel ramo della cooperazione di lavoro, il cui sviluppo non fu agevole a causa della diminuzione dei lavori pubblici conseguente allo stato di guerra. Tali difficoltà furono superate grazie all’aiuto degli operai dell’Unione cooperativa carnica di Tolmezzo che, sfollati a Roccabianca in qualità di profughi di guerra, avevano ottenuto una concessione per il taglio dei boschi in terreni alluvionali lungo il Po. Accolti benevolmente dai cooperatori di Fontanelle, i lavoratori carnici trasmisero loro l’esperienza tecnica necessaria alle attività connesse al disboscamento, cedendo loro la concessione prefettizia, e assunsero in proprio la lavorazione dei legnami, impiantando una segheria nel 1918. Nello stesso anno a simboleggiare il grado di unione e di potenza raggiunto, le cooperative di Fontanelle trasferivano le rispettive sedi e gli uffici dell’intera organizzazione nella villa Maghenzani, la Villa rossa, sulla strada provinciale.
L’evoluzione del sistema cooperativistico integrale di Fontanelle non fu tuttavia esente da imprevisti: per sopportare il grande sforzo di ristrutturazione delle proprie attività, la rete organizzativa faraboliana fu costretta ad adottare, tra il 1919 ed il 1922, una politica di finanziamento esterno che la condusse all’indebitamento. In aggiunta a ciò, la conflittualità sociale e politica scoppiò anche all’interno del sistema cooperativistico. Fu in questo contesto che, nell’estate del 1922, si abbatté sulle cooperative di Fontanelle la violenza delle squadre fasciste. L’illusione che le devastazioni non avessero un significato politico e l’incapacità di contrastare attivamente il fenomeno fascista resero l’opera di ricostruzione sempre più inverosimile. Se le distruzioni dell’agosto 1922 non segnarono immediatamente la fine del sistema cooperativistico integrale di Fontanelle, significarono però l’inizio della fine: il danno economico causato dalle distruzioni e, soprattutto, l’esilio forzato dei suoi dirigenti, Faraboli in testa, furono senz’altro la causa principale del tramonto del mondo piccolo (e, a modo suo, altro) gravitante attorno alla Villa rossa.