I luoghi del Mondo piccolo

I luoghi del Mondo piccolo

Un paesaggio sospeso tra terra e acqua, dove solo le “terre alte”, i dossi di pianura creati dai depositi fluviali, costituiscono i suoli adatti per un insediamento stabile, perché, seppure soggette a periodiche alluvioni, qui le acque non ristagnano, creando le condizioni per uno sfruttamento colturale intensivo. Due fattori concorrono alla costruzione
della pianura: il controllo delle acque correnti, per assicurarne un rapido deflusso nel Po e l’eliminazione delle acque stagnanti dalle depressioni naturali, creando canalizzazioni e drenaggi con un’opera di bonifica idraulica ed agraria.
Nella Bassa il controllo delle acque è sempre stato un fattore essenziale per la salvaguardia delle terre e delle proprietà agricole: canali e argini disegnano capillarmente il paesaggio. Dalle autorità abbaziali, prima, sino alle potestà comunali e alle signorie, poi, l’esercizio del potere sul territorio si esprime con la gestione e regimentazione delle acque. Solo in età moderna si istituisce una magistratura a cui è demandata la gestione diretta del controllo delle acque. Ma l’acqua non costituisce solo una minaccia: è fonte di ricchezza grazie alla facilità dei trasporti fluviali, allo sfruttamento della pesca e alla possibilità di utilizzare l’energia idraulica nei mulini e negli opifici. I diritti di passaggio e approdo, la pesca e la macinatura delle granaglie sono controllati dal signore, che ne detiene la proprietà e il controllo diretto, tanto che la gestione diretta di questi ultimi fornisce i proventi principali della rendita feudale. L’area di Fontanelle-Roccabianca, pur essendo un territorio con un popolamento antico, nell’assetto paesaggistico e insediativo attuale appare il frutto dell’attività antropica dell’uomo dell’ultimo millennio.
Con il possesso del Capitolo della Cattedrale di Parma dal X secolo inizia un’attività continuativa di bonifica, messa a coltura dei terreni e arginatura dei corsi d’acqua, proseguita dal Comune di Parma dal XII secolo. Con l’avvento delle signorie tra ‘300 e ‘400 prende avvio una nuova azione di bonifica e messa a coltura delle terre. La Bassa nell’età moderna diviene protagonista di una fervida stagione economica e culturale, di cui si conservano ancora ampie tracce nel paesaggio e nel costruito, nella fitta rete di castelli e rocche fortificate in cui si riconoscono i segni del potere. Dal tardo medioevo, ogni podere è calibrato sulla capacità lavorativa di un singolo gruppo familiare stanziato nell’unità poderale, formando un nucleo lavorativo coeso a cui è demandata la conduzione delle terre in attuazione delle direttive della proprietà. Connessa alla nuova organizzazione dell’appoderamento si diffonde la forma della conduzione a mezzadria, un patto colonico che giunge ad una configurazione contrattuale matura solo nel corso del ‘400. Con l’affermarsi della mezzadria si definisce un nuovo rapporto tra la famiglia contadina e la sua dimora. La casa colonica non è più un riparo provvisorio, smontabile e spostabile secondo le convenienze, ma una struttura edilizia in muratura, parte integrante ed essenziale del podere agricolo. Si avvia un vero e proprio processo di ricolonizzazione del paesaggio, con la formazione di un insediamento di tipo sparso.
Il patrimonio edilizio rurale si forma quindi sostanzialmente tra XVI e XVIII sec, definendosi anche come modello tipologico, con gli ambienti residenziali separati dalle parti di servizio, produttive e rustiche. Parallelamente alla messa a colturadi nuove terre, nel tardo medioevo si consolida la struttura del paesaggio a campi aperti con seminativi, suddivisi in poderi e definiti dal reticolo dei fossi di scolo e dalla regolare trama delle piantate. La diffusione della piantata, derivata dall’associazione della coltura dei cereali con la vite maritata all’olmo, diviene progressivamente uno degli elementi costitutivi e prevalenti del paesaggio agrario. Si viene così a costruire un assetto paesaggistico che giunge a completa definizione tra ‘600 e ‘700, e che si conserva inalterato sino al primo dopoguerra. Tra ‘800 e ‘900, soprattutto dopo la grande crisi produttiva di fine secolo con la l’abbandono delle colture promiscue, si diffonde sempre più l’azienda capitalistica ad elevata specializzazione zootecnica, per la produzione del latte da trasformare in formaggio grana. Anche l’insediamento colonico si adegua a questa trasformazione con la creazione delle moderne stalle a corsie parallele con soprastante fienile e portico addossato sui fronti lunghi; un vano passante, la “porta morta”, separa la parte rustica dalla parte residenziale.
Questo modello insediativo andrà in crisi solo nel secondo dopoguerra, parallelamente allo sviluppo della meccanizzazione agricola, con il superamento del sistema colturale misto cerealicolo abbinato alla piantata, e l’affermarsi delle grandi aziende monospecialistiche di tipo zootecnico con schemi insediativi derivati da altri contesti produttivi, dove il modello tipologico di riferimento è il prefabbricato adibito ad attività artigianali.