GLI OGGETTI RACCONTANO IL PAESAGGIO E LA CULTURA CONTADINA.

» Pubblicato in Eventi Progetto Museo e Scuola in dialogo

Mostra temporanea allestita dalle scuole del territorio in collaborazione con la “Collezione Ivo Bolsi”

Istituti comprensivi di Fontanellato, San Secondo, Sissa-Trecasali, Colorno

 

Nel giro di pochissimi anni la memoria pratica dell’uso degli oggetti del lavoro contadino è scomparsa. Il mutamento sociale ma soprattutto il mutamento e l’evoluzione dell’agricoltura hanno non solo sostituito gli attrezzi da lavoro ma mutato il paesaggio agrario e culturale nella pianura che G. Guareschi e G. Faraboli vedevano attorno a loro.

Tutto, attorno all’agricoltura, è mutato, dai campi alla casa e ai suoi arredi sempre più omologati tra case di campagna e di città.

Ivo Bolsi da collezionista convinto, ha ritenuto che conservare gli oggetti avrebbe significato conservare i paesaggi, gli ambienti, i valori; ed è in questa prospettiva che i suoi ”oggetti “ parlano così come quelli dei bisnonni/e che i bambini vedono ancora, ma assai raramente e sui quali hanno lavorato.

Questa mostra, affidata alla scuola e ai bambini con i loro insegnanti, intende essere un modo diverso di guardare a queste “cianfrusaglie” – termine che ha un valore pedagogico per il metodo agazziano che considera sussidio didattico il cosiddetto “museo delle cianfrusaglie” -.

Non la nostalgia o la sola curiosità per come funzionava bensì l’interesse per il mondo, il paesaggio e la natura che vi girava intorno oltre al modo col quale questo mondo si evolve per i bambini e i ragazzi di oggi.

Al centro della Mostra c’è il lavoro didattico che ha individuato temi delimitati (le sezioni) e li ha esplorati a partire dagli oggetti con le materie e gli esercizi che si fanno a scuola.

RACCONTI E FIABE CHE CORRONO TRA I CAMPI

Scuola dell’Infanzia di Roccabianca

Scuola Primaria di Colorno

Scuola dell’Infanzia di Colorno

Pirolino n butta giù un perino che sono povera….!!!!! Dice la vecchia strega per ingraziarsi il piccolo appollaiato sull’albero di pero conl’intenzione di farlo poi scendere e metterlo in pentola….

E’ una delle tante storie che, con varianti minime, venivanoraccontate non solo ai bambini nelle lunghe conversazioni delle sereinvernali in stalla o che erano narrate dalle mamme ai loro piccoli prevalentemente in dialetto.

Ogni territorio ha questo patrimonio che affonda nella nottedei tempi e che ha strutture narrative e congegni retorici sempresimili. A scuola la loro lettura non è solo momento di esercizio della fantasia ma è anche risposta ai bisogni più profondi dell’animoumano di confrontarsi con l’ignoto e il mostruoso.

La provincia di Parma vanta diversi autori che hanno raccolto i racconti della tradizione dal monte al piano e li hanno pubblicati, ma per la Bassa rimane di valore unico il volume di Giuseppe Tonna, Favole padane MUP editore, Parma, 2009 e ad esso hanno attinto:

le insegnanti della scuola dell’infanzia di Roccabianca per raccontare la favola padana di Pirolino;

le insegnanti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria di Colorno per la favola padana de la Barca Volante

Gli oggetti delle fiabe sono oggetti magici e rivelano la carica storico – emotiva che posseggono. Non risolvono solo problemi pratici ma a dare la felicità proprio perché unici e di un solo proprietario che li carica di valori simbolici.

L’interpretazione grafica di queste favole che i bambini hanno poi dato smontando le varie parti di ogni racconto è infine il segno della potenza evocativa della fiaba e della sua capacità di “far vedere” mondi e realtà sempre nuovi .

LA CUCINA NELLA CASA CONTADINA E I SUOI OGGETTI

Scuola Primaria di Fontanellato

Nella casa contadina, la cucina può essere considerata senza dubbio il locale dove si svolgeva la maggior parte della vita domestica, e dove tutti sostavano, specialmente durante l’ inverno, per riscaldarsi. La cucina era quindi un luogo d’intensa vita sociale , d’incontro tra le generazioni e di trasmissione di saperi pratici e piccoli segreti per far da mangiare e per i lavori domestici.
Nelle case di campagna della Bassa pianura la cucina si trovava sempre al piano terra, vicino alla cantina e di solito era molto spaziosa, si apriva sulla Portamorta ( androne che collega la parte della casa adibita alla stalla e fienile alla parte abitata) ed era con il pavimento di mattoni.
Il camino costituiva l’elemento più importante di questo ambiente, poiché era la principale fonte di calore, serviva per la cottura dei cibi e per il riscaldamento durante la stagione fredda. Spesso da come il fuoco scoppiettava, faceva scintille si prevedeva il tempo o si raccontavano storie . La sua cenere veniva sparsa nelle vigne e nell’orto, come fertilizzante, o conservata per fare il bucato. Nei camini più grandi, sotto la cappa, ci si poteva addirittura sedere. Dopo la seconda guerra mondiale comparve la cucina economica, la stufa con i cerchi in ghisa che rappresenta la prima irruzione della modernità nella casa di campagna. L’arredo della cucina era fatto di poche cose, il tavolo grande, le sedie impagliate, qualche mobile credenza e la madia cioè il contenitore della farina. Al muro potevano essere appesi i rami ( pentole e tegami). In un angolo si trovava spesso l’acquaio dove si lavavano i piatti portando l’acqua dall’esterno con un secchio.

LA RUOTA DEL TEMPO E DEGLI OGGETTI

Scuola primaria di Roccabianca

La parola “anno” deriva dalla particella an – circum, intorno in latino – e da essa anulus cioè cerchio, anello.
Questo è l’anno della civiltà contadina, un grande cerchio di un serpente che si morde la coda, simbolo dell’anno che perpetuamente si rinnova ad ogni 1 gennaio quando la coda è l’anno vecchio. La sezione dedicata al calendario ha indagato il significato di questo antico foglio appeso nella casa contadina che conteneva non soltanto il ciclico riproporsi dei giorni, settimane e mesi di ogni anno ma anche le indicazioni astrologiche del farsi della luna, l’indicazione delle feste e dei santi e una serie di altre informazioni utili e riguardanti i momenti dei principali lavori dei campi, dell’orto e della vita religiosa della famiglia.
Il Lunario – al Lunǟri -cioè il calendario contadino è una piccola enciclopedia con una lunga storia che inizia dagli almanacchi e fogli volanti della fine del 1500 per arrivare sino ai nostri calendari che si presentano nelle forme più svariate ma tutti sembrano fare un tentativo perso in partenza, acciuffare il tempo che va.
Dunque gli alunni hanno costruito un loro grande calendario che si arricchisce di un oggetto / attrezzo della civiltà contadina che evoca i lavori che, per quel mese, magari lo stesso lunario suggeriva di fare nei campi o in cantina o in casa, insieme ad altre informazioni importanti per il ritmo della vita agraria e ,spesso, a note di storia o giocose informazioni per le ricorrenze della vita. Ad ogni mese sono infine collegate le schede di antichi oggetti della vita in casa o nei campi portati dai ragazzi a scuola e riscoperti insieme a nonni e bisnonni perché il loro uso ormai lontano richiama il tempo e il racconto di vita che sta dietro.

IL CAMPO E IL MAIS

Scuola Secondaria di primo Grado di Fontanellato

I campi a cultura estensiva e le grandi distese delimitate da rare file di alberi caratterizzano oggi il paesaggio della Bassa pianura solcata da canali. Campi ampi e anch’essi ben coltivati sono pure oltre l’ultimo argine di difesa dalle acque, in golena.
Ma basta andare indietro di cinquanta anni per vedere campi delimitati molto più piccoli attraversati da file di alberi ai quali è spesso “maritata “ la vite . Le coltivazioni prevalenti sono di cereali, mais e prative per alimentare l’allevamento dei bovini. Ogni coltivazione ha il proprio ciclo e colora la pianura di tinte diverse che vanno dal verde smeraldo dei prati nuovi al giallo intenso dei campi di soia e di grano maturo. I campi di mais hanno una loro vita e sembrano piccole foreste prima verdi poi secche che si alzano tra il verde.
Il mais, portato in Europa da Colombo, nel 1520 era già coltivato in Portogallo, nel 1540 a Venezia. Fu inizialmente utilizzato esclusivamente come foraggio . La ragione per cui venne accolto con favore è la sua grande resa: 80 chicchi per 1 chicco seminato contro i 6 chicchi per 1 chicco seminato di segale e ancora meno di frumento. Nel 1700 inizia ad essere coltivato in modo estensivo e sostituisce il pane e le focacce nel cibo dei contadini. La semina, la raccolta, la spannocchiatura, la trebbiatura divengono tutti momenti che vedono gli uomini e le donne delle campagne
impegnati in lavori di gruppo vissuti come riti sociali. Poi le macchine e il paesaggio del campo di mais come il mais sull’aia sono un ricordo.

L’OSTERIA

Scuola primaria di Roccabianca

Scuola Primaria di Sissa-Trecasali

Il Museo del Mondo Piccolo chiude il percorso di visita con un ambiente che evoca l’osteria degli anni di G. Guareschi e G. Faraboli . Qui trovano collocazione alcuni oggetti provenienti dalla collezione Ivo Bolsi legati al mondo del vino.
L’osteria rappresenta un momento conviviale, è luogo d’aggregazione, per chi cerca socialità a poco prezzo e a portata di mano. E’ un approdo sicuro, fuga dalle preoccupazioni e celebrazione dei momenti di gioia per la vita di lavoro del mondo contadino.
Ogni centro abitato, anche piccolo, ha la sua osteria che di solito è abbinata al negozio di vendita di generi alimentari di prima necessità.
Se all’osteria si mangia, oltre che bere, si mangiano i cibi preparati dalla famiglia dell’oste anche per la casa. Ci sono le uova sode sul bancone
da accompagnare ad un “ manico”- un abbondante bicchier di vino- e sono le uova delle galline del pollaio curato dall’ostessa. L’osteria è il luogo dove ci si incontra per fare affari, per sapere le ultime novità ma soprattutto per giocare a “briscola” con sfide che lasciano il segno nella storia del paese, per giocare alla “morra” , gioco antichissimo e ormai abbandonato.
La Mostra ha qui collocato una sorta di performance con alcune coppie di avventori che giocano a briscola e alla “morra”- il cui campionato si svolge ogni anno a Gramignazzo di Sissa -. Tutti giochi che, guarda caso, sono fondati sul calcolo mentale e sulla memoria numerica oltre che sulla capacità di prevedere strategie di gioco possibili degli avversari.

FOTOGRAFARE LA BASSA DA GIOVANI

Fotografie di Irene e Giuliano Chezzi

“ la mia Bassa, il Po, la Mia terra e la gente che la vive” è il titolo della mostra fotografica che due giovani fotografi che abitano nella Bassa hanno curato di recente negli spazi del Museo del Mondo Piccolo. Dalle foto di questa mostra ne sono state scelte alcune che punteggiano le varie sezioni del percorso de “Gli oggetti raccontano il paesaggio e la cultura contadina della Bassa”, una sorta di legame tra il passato degli oggetti, la lettura degli alunni e lo sguardo di oggi. Il valore aggiunto di questi scatti per la nostra mostra è proprio quello di rappresentare uno degli sguardi di cui è fatto il paesaggio della Bassa come ogni altro paesaggio. I tre gruppi di soggetti delle foto – il Po, la terra e la gente – ben esprimono l’idea che il
Paesaggio, come lo intendiamo e lo vediamo mentre percorriamo gli argini e le strade vicinali della campagna, non è solo il bel tramonto che infuoca le acque del grande fiume o le masse di nubi nere che minacciose si presentano all’orizzonte, è anche il campo e la golena, dove la macchina e l’uomo faticano ancora e sono una cosa sola con la natura e le architetture di questi ambienti.
Proviamo ad aggiungere a questo sguardo anche quello del bambino che disegna la sua casa e il suo fiume, il racconto del vecchio che parla della fatica del seminare il mais grano per grano con la seminatrice di legno; ebbene l’insieme di questi sguardi – e di tanti altri- è il “paesaggio culturale” cioè l’oggi e il passato che si depositano nello spazio e nella vita attorno a noi.
Grazie ai giovani Irene e Giuliano Chezzi per aver consentito l’utilizzo dei loro lavori.