IL PAESAGGIO AGRARIO DELLA BASSA. LA GRANDE TRASFORMAZIONE

» Pubblicato in Eventi Progetto Museo e Scuola in dialogo

“Va! , Bionda, tira! ” ……..

Oltre questa voce che incitava i buoi al lavoro, i silenzi vasti delle campagne della Bassa hanno accompagnato per secoli il paesaggio della pianura e del fiume anche del Mondo Piccolo. Poi a poco a poco, cedendo allo strepitare delle macchine, prima nelle aie con la trebbiatura, poi nel campo aperto con attrezzi adatti per ogni lavoro agricolo la MACCHINA ha cambiato il paesaggio.

Questa mostra intende interpretare, con lo sguardo giovane dell’oggi, questa grande trasformazione avvenuta in modo traumatico a partire da metà del secolo scorso e preparata, sin dall’inizio dello stesso, con la prima industrializzazione agricola che ha lasciato profonde tracce nei luoghi, nel paesaggio e nei ritmi del tempo e delle cose della campagna di pianura. 

Parole, immagini, ricostruzioni, ma soprattutto sguardo sugli oggetti che, tolti dal loro contesto e dalla loro funzionalità di ieri, oggi raccontano di sensibilità, vita vissuta, saperi della mano e del cuore, atteggiamenti e concezioni di vita .

Gli studenti del Liceo d’arte “Toschi” di Parma, giovani diciottenni, hanno pensato di comunicare il grande cambiamento immaginando un percorso nella vecchia “scuola di campagna “- ora Museo – nella quale risuonano idealmente le voci dei bambini e delle bambine.

 

Un percorso a scuola/ Museo e nel “cortile della scuola” accompagnati dagli oggetti, dalle interpretazione di alunni più piccoli delle scuole prossime e dalla passione dei collezionisti degli attrezzi della vita contadina come del nuovo agricoltore che deve piegare la MACCHINA alla sapienza antica della terra .

 

Il paesaggio agrario, luogo del cambiamento.

Dapprima, il mondo della terra, il mondo delle acque e il mondo di mezzo – quello delle golene e delle grandi aree che venivano facilmente inondate – sono gli elementi del paesaggio sui quali incidono le grandi bonifiche monastiche e signorili .

La grande svolta che inizia a strutturare il paesaggio agrario, così come è entrato nel nostro immaginario, si ha con la rivoluzione agraria del 1700 quando inizia un utilizzo più razionale della forza animale e uno sfruttamento della terra più “scientifico”. I campi sono nastri rettangolari e tra le colture granarie e foraggere si installa massicciamente la vite con alberi a cui è “maritata”, appunto, la vite nel sistema della “piantata padana”.

Praterie e arativi sono coperti di filari di alberi che sostengono festoni di vite ma da lontano li si direbbe sempre dei boschi”. Così parla della bassa pianura A. Young un agronomo viaggiatore inglese che attraversa l’Italia nel 1789.

La macchina poi e le nuove colture come il mais costringeranno a modificare profondamente questo assetto, è il paesaggio di oggi con i grandi campi aperti e le arginature dei corsi d’acqua .

Per gli abitanti, soprattutto per quelli più vicini al Po, resta comunque questo magico rapporto tra i tre mondi che gli alunni hanno immaginato con la concretezza dell’evocazione creativa negli spazi di terra del campo, del fiume e del pioppeto di golena.

 

 

 

 

L’uomo, il lavoro, il paesaggio.

Gli attrezzi agricoli rappresentano visivamente le tecniche di lavoro e gli utilizzi del suolo. Per l’agricoltura tradizionale rappresentano inoltre i mille gesti particolari che si dovevano compiere rispetto agli alberi, alle siepi, agli orti,  ai campi, alle acque, a tutti gli elementi del paesaggio.

Ognuno di questi oggetti, da quelli assolutamente permanenti – zappa, vanga, badile, rastrello – a quelli più soggetti al cambiamento – erpici, aratri, falci – rappresenta un patrimonio documentario unico da conservare come testimonianza culturale perché attorno a lui ha ruotato un mondo.

Mentre nell’agricoltura della tradizione ogni attrezzo ha la sua funzione, con la meccanizzazione, come in una scatola di montaggio , attorno al perno/ trattore ruota la serie di accessori, oppure ogni attrezzo riassorbe in sé il motore, il modo di operare; la motosega, la mietitrebbia, la motofalce …


Gli studenti hanno pensato ad una grande serie di scatole che come le pagine di un libro, contengono gli attrezzi ognuno dei quali  ha una sua storia di vita da raccontare e un contesto di lavoro da evocare . I disegni degli attrezzi che appaiono nei fondali sono tratti da un manoscritto conservato presso l’Archivio di Stato di Parma - Raccolta Manoscritti, B. 138 – edito a cura di P.L. Spaggiari con il titolo:  Insegnamenti di agricoltura parmigiana del secolo XVIII, Parma 1964 .

                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abitare il paesaggio, la casa rurale.

 

Un contratto d’affitto del 1677 tra la proprietà monastica e il fattore parla di una casa composta da : “portico, fenilli, stabula, portamortua”.

E’ il modello di casa rurale che dal 1700 diviene tutt’uno con il paesaggio agrario della Bassa nelle sue articolazioni più varie e nelle tipologie della “corte chiusa”- i fabbricati attorno ad un’aia, una corte – e della “corte aperta” – i fabbricati posti a L sempre attorno all’aia -.


La meccanizzazione separa sempre più le funzioni degli spazi dell’abitare e del lavorare e il paesaggio agrario diviene sempre più un luogo di “ rovine d’architettura ”accostate a spazi costruiti per nuove funzioni.
 Non si può pensare ai campi della Bassa senza la casa rurale con la portamorta, il corridoio che attraversa tutta la casa e, senza alcuna barriera, dà accesso diretto ai campi.Come coniugare la tradizione con il cambiamento?Gli alunni hanno ricostruito e modellizzato la dimora rurale e in essa hanno ripensato agli oggetti della vita d’ogni giorno negli spazi quotidiani della cucina, della cantina etc.. oltre che degli spazi del lavoro.

 

    

 

Saperi di Paesaggio agrario

I proverbi, i canzonieri, i lunari, i pianeti della fortuna e i fogli volanti hanno rappresentato per decenni il patrimonio letterario delle culture contadine . I proverbi ad esempio, regolavano i comportamenti lavorativi e atteggiamenti psicologici della gente; gli almanacchi e i lunari erano piccoli concentrati di meteorologia, astronomia ed economia domestica ma era soprattutto la tradizione orale e il passa parola che regolavano come leggi non scritte abitudini, feste, atti della vita quotidiana come i rapporti di lavoro.

Questo patrimonio sapienziale riguarda saperi manuali che il grande cambiamento ha completamente fatto sparire; saperi della vita cioè atteggiamenti e modi di vivere i momenti felici e tristi della vita ormai dimenticati e conoscenze del cielo e della terra che l’esperienza plurisecolare aveva depositato

Gli studenti hanno ritenuto che un assaggio di questa sapienza potesse essere suggerita da lampi di detti , proverbi o brevissime citazioni letterarie.

La concezione del tempo e la sua percezione , il modo di guardare ai campi che sono attorno alla casa, il paesaggio di pianura sono profondamente diversi nell’antica mentalità contadina rispetto alla misura esatta della civiltà della macchina e del mercato. Il tempo agrario è fortemente influenzato dallo scorrere del tempo naturale come del tempo liturgico che si fondono e danno origine alle feste, ai proverbi sino ai ritmi dei lavori agrari o ai contratti di lavoro, valga per tutti il San Martino .

Di questi ritmi e di queste antiche sensazioni sono interpreti scrittori e poeti.

 

Dietro la casa nella nebbia

di novembre, il suo culmine indeciso:

una semplice costruzione rurale

Ai limiti dei campi, una graziosa

parvenza sulla bruma che dirada,

si direbbe una capanna indiana

Qui dove gli attrezzi da lavoro

Giacciono rovesciati poi che il sole

estremo di stagione ha chiuso il ciclo

delle semine, con accorta mano

I pali furono incrociati l’uno

contro l’altro così da ricavarne

un padiglione quieto nell’autunno.

Sulla terra indurita che conduce

al solitario ritrovo saltella

L’uccellino che chiamano del freddo….

Attilio Bertolucci

 

Paesaggio e cibo

Prima della grande trasformazione al paesaggio agrario corrisponde un rapporto stretto tra il campo, il fuoco del camino/ stufa economica, e la tavola; il cibo è, gioco forza, a km. 0, un cibo povero a base di mais, poca verdura e pochissima carne. Il pollo è per il giorno di festa o le grandi ricorrenze come il maiale del quale non si butta via niente. I ceti agiati arricchiscono e reinterpretano questa cucina come testimonia il successo del libro di Pellegrino Artusi del 1891 “La Scienza in cucina e l’arte di mangiare bene”.

Oggi la riscoperta e la riattualizzazione dei cibi poveri e la loro riproposizione insieme ai prodotti tipici sui quali si fonda l’immaginario culinario della Bassa, dal formaggio ai salumi, è un invito a non dimenticare una continuità sostenibile che riguarda anche il paesaggio agrario con la salvaguardia della biodiversità, il recupero di prodotti antichi, il rispetto dei cibi della tradizione e la valorizzazione della cucina casalinga.La svolta della meccanizzazione e la fuga dalle campagne hanno cambiato, insieme al paesaggio, anche il cibo.

Ma il superamento della scarsità di buon mangiare e il raggiungimento dell’abbondanza sono stati troppo spesso pagati al duro prezzo dell’inquinamento, impoverimento dei suoli e dalla riduzione della biodiversità.

Gli alunni, ragionando su questi temi, hanno deciso di proporre alcune ricette di cucina povera della prima metà del 1900 come esempio di vita vissuta di contadini e contadine che hanno dato prova di creatività e capacità di risparmio. 

 

 

 

 

 

 

Rappresentare e leggere il paesaggio agrario

 

Oggi la fotografia e la comunicazione pubblicitaria soprattutto dell’agroalimentare, ci restituiscono continuamente l’immagine del paesaggio agrario che ci circonda .

Per il passato, a partire dal 1700, il quadro vero e attendibile della struttura paesaggistica è restituita dai documenti riferiti alla rappresentazione catastale delle aziende agrarie. Le mappe, i cabrei – inventari dei beni – soprattutto di committenza privata, sono una fonte ricchissima per ricostruire e immaginare il paesaggio agrario del tempo.

In essi si esaminano con una descrizione puntuale le sistemazioni poderali complessive indicando anche la destinazione del terreno colto, incolto, vitato, prativo etc.. Si ricava altresì da questi documenti l’orientamento dei fondi il rapporto tra la casa , i rustici e la terra, la regimentazione delle acque minori, gli scolmi, le cavedagne . Esce da queste mappe l’idea di agricoltura di quei secoli che si è protratta sino al secolo scorso . Poi a questa idea generale di macchina agricola” espressa dalle mappe, subentrò la macchina vera e propria e l’idea di agricoltura è profondamente mutata

Gli alunni hanno qui riprodotto e allargato una mappa poderale del territorio della Bassa mettendo in evidenza l’importanza della legenda . Sui grandi cubi sono poi esposti alcuni volumi ad argomento agricolo che a fine 1800 circolavano tra i fattori e i pochi contadini che sapevano leggere perché non è solo attraverso la macchina che cambia l’idea di agricoltura .

 

 

                                                         

Fare comunità al Mercato contadino

 

Fare “ mercato” e/o sagra è una forma di aggregazione sociale intimamente

Quando, dove, con quali specializzazioni sono le grandi variabili della giostra mercatale: mercati settimanali, per i patroni e per prodotti particolari a partire dal mercato bestiame .connessa con la vita contadina dell’agricoltura della tradizione. Il mercato è anzitutto una necessità per ogni società agricola e artigianale.

Il mercato, dove si concludono gli affari, si fanno i contratti, e soprattutto il luogo dove si svolge – la piazza, il prato, il sagrato della chiesa – sono definiti “beni culturali antropologici” per i valori di aggregazione sociale, e di cultura che esprimono prima ancora della loro rilevanza economica.

Oggi il mercato nel paesaggio della Bassa conosce una nuova vita legata a manifestazioni con funzioni turistiche e/o di fiera espositiva delle novità tecnologiche in campo agro – colturale.

 

I bambini di Roccabianca danno vita ad un piccolo mercato di prodotti agricoli che vuole sollecitare il rapporto intergenerazionale. I trattori esposti sono come una fiera della meraviglia per la macchina che, come l’uomo, può lavorare la terra.

       
     

        

La mostra è stata realizzata grazie al contributo di

Comune di Roccabianca

A cura di

Mario Calidoni, Rosita Cacciali, Mario Ugolotti

IDEAZIONE e PROGETTAZIONE

 Liceo d’arte” Toschi” di Parma ( anno scolastico 2104 – 2015)

Realizzazione

In collaborazione con

Scuola primaria di Trecasali,

Scuola primaria di Soragna ,

Scuola sec. di 1 grado di Fontanellato;

Scuola sec. di 1 grado Fontevivo

( anno scol. 2014 – 2015)

Collezionisti prestatori

Sign. Ivo Bolsi Raccolta etnografica di civiltà contadina Roccabianca

Sgn. Bruno Ranieri Raccolta modelli ed esemplari di trattori agricoli

Biblioteca comunale “G. Guareschi” di San Secondo Parmense

 

 

Ringraziamenti

Si ringrazia L’Archivio di Stato di Parma per la preziosa consulenza cartografica

La Biblioteca comunale di San Secondo per il prestito dei volumi della Biblioteca circolante

Il personale del Comune di Roccabianca per l’impegno nelle fasi di allestimento

Tutti i docenti per la passione nel lavoro didattico e gli alunni coinvolti

I collezionisti per la grande disponibilità dimostrata