1 - FONTANELLE, CASA NATALE

Il primo sole che i miei occhi vedono è il sole della mattina del 1° maggio 1908. Un sole politico. E la politica infatti ribolle tre metri sotto la mia culla perché il primo maggio è la festa rossa alla Bassa, e i rossi si addensano nel cortile sul quale dà una finestra di casa mia, mentre un sottile soffitto di mattoni e travicelli mi divide dagli altri rossi che affollano il camerone della Cooperativa. E quella mattina, appena finito il comizio nel cortile sotto la finestra della mia cucina, io ho il primo contatto diretto con la politica e con la lotta di classe. Sono di moda per i rossi la cravatta nera a fiocco e un cappello nero, colle tese strette in su, e il cocuzzolo schiacciato. Proprio il capo di quei rossi, Giovanni Faraboli, un omaccio alto e massiccio come una quercia, vuole vedermi e, quando mi ha ben squadrato, mi tira su con le sue manacce e, fattosi alla finestra di cucina, mi mostra agli altri rossi ancora raccolti nel cortile, spiegando loro che, essendo io nato il 1° maggio, ciò significa che sarei diventato un campione dei rossi socialisti! Se il 1° maggio del 1908 avesse potuto avermi tra le mani qualche capo dei nuovi rossi nei paraggi di una finestra aperta, non avrebbe esitato a buttarmi nel cortile... E anni e anni passeranno carichi di travaglio da questo 1° maggio, ma intatto mi rimarrà nella carne il tepore delle mani forti di Giovanni Faraboli."
Chi sogna nuovi gerani?, ed. Rizzoli 1993
2 - FONTANELLE, MONUMENTO A FARABOLI

Benvenuti, gente, benvenuti nel Mondo piccolo, qui il cielo è spesso di un bell’azzurro, salvo nella stagione men buona, in cui si levano fittissime nebbie. Il suolo è la parte più gentile, arenoso e fresco, una lussureggiante vegetazione ammanta il territorio, che non ha un palmo spoglio di verzura, la quale cerca di stendere il suo dominio fin sopra i larghi renai del Po. Lungo la riviera, verdeggiano larghi e ricchi boschi di pioppi, qua e là tramezzati da ontani e salici. Vi ha di molti buoi, bestie suine e pollame, il cacciatore vi scova non poche lepri, vedi sopraccapo grandi schiere di rapidi storni: stuoli d’anatre stendonsi d’inverno sul Po. Talora furono ammirati e presi volatili maggiori, cui su per il Po o giù dalle Alpi recarono i venti da strani paesi. Nel fiume pescoso guizzano barbi, tinche, lucci voraci, argentei carpi, lubriche anguille e grossi storioni, che talor risalgono il fiume, del peso di centocinquanta e più chilogrammi ciascuno. In quella conca ti appinzano le zanzare, ma nelle smaglianti notti d’estate l’incantevole usignolo accompagna del soavissimo suo canto la divina armonia dell’Universo, lamentando forse che una simile non addolcisca i liberi cuori degli uomini. Qui, in questo piccolo mondo del Mondo piccolo, in questo puntino nero, che si muove in su e in giù per il Po, con i suoi Pepponi e i suoi Smilzi accadono cose straordinarie, perché il clima è questo, il paesaggio è questo e i personaggi, sono quelli veri, come il signore che vedete raffigurato in quel monumento, Giovanni Faraboli..."
Chi sogna nuovi gerani?, ed. Rizzoli 1993

3 - FONTANELLE, CHIESA DI SAN MARTINO
Don Camillo era una spropositata macchina d’ossa e di muscoli e dalle piante dei piedi alla cima della testa era alto come un uomo normale su uno sgabello, mentre dalla testa ai piedi era alto almeno una spanna di più: il che significa che, mentre gli altri lo vedevano in un certo modo, lui si vedeva in un altro, perché il coraggio di don Camillo era appunto alto una buona spanna di più della sua statura. E anche se gli spalancavano davanti uno schioppo non perdeva un filo di pressione. Ma quando inciampava in un sasso o gli facevano un tiro da birichino si smontava e gli venivano le lagrime agli occhi per l’umiliazione. In quei momenti sentiva una specie di compassione per se stesso e l’anima gli si riempiva di malinconia.
Don Camillo e il suo gregge, ed. Rizzoli 1953



4 - FONTANELLE, CASA DI GIARON
Il paesaggio è questo, l’atmosfera è questa, i personaggi sono quelli veri, come il carrettiere Giaròn, che abitava in questa casa, il capostipite della famiglia di carrettieri che senz’altro deve avere ispirato Giovannino quando scrisse “Menelik" e “Cavalli e donne". Dovete sapere che i carrettieri della Bassa avevano una specie di divisa: una fascia di lana rossa e verde attorno alla vita, le camicie a quadroni, il gilè a doppio petto col catenone del grosso Roskoff d’argento, il cappello alla socialista buttato in testa alla diotifulmini. Nessuno sapeva maneggiare la frusta come loro: ogni schiocco era una schioppettata. Ma non schioppettate tirate stupidamente alla rinfusa: schioppettate sparate in modo che, nell’insieme, avevano un senso. Un ritmo, diremmo adesso. Erano musica, insomma." Quella chiara e onesta faccia, “Passeggiata sentimentale a Fontanelle"






TORNA ALLA CARTINA